Proteste contro la politica militare israeliana: cresce il dissenso interno e internazionale

Il malcontento nei confronti della politica del governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, è in costante aumento. A dimostrarlo sono le numerose manifestazioni organizzate da cittadini ebrei in Israele e nel mondo per chiedere la fine delle operazioni militari nella Striscia di Gaza.

Lo scorso giovedì, a Tel Aviv, centinaia di manifestanti israeliani sono scesi in piazza esponendo foto di bambini palestinesi denutriti e chiedendo la cessazione immediata del conflitto. Durante la manifestazione si sono verificati momenti di tensione con le forze di polizia, che hanno effettuato cariche ed arresti.

Tra i presenti anche la celebre cantante israeliana Noa (Achinoam Nini), nota al pubblico internazionale anche per la canzone del film La vita è bella. In un lungo post su Instagram, l’artista ha condannato apertamente l’operato del governo, parlando di “crimini di guerra” e denunciando la sofferenza della popolazione civile. “I bambini vengono affamati a Gaza”, ha scritto, “persone innocenti vengono bombardate mentre cercano cibo. Molti soldati israeliani si stanno suicidando dopo aver assistito agli orrori per le strade di Gaza. Hamas e Israele, la responsabilità è vostra. Noi, come esseri umani, non possiamo restare in silenzio”. Noa ha poi aggiunto: “Non in mio nome sia fatta la guerra. Fermate questa follia, la pulizia etnica, la fame, i bambini che muoiono”.

In Israele cresce il numero dei cittadini contrari alla linea dura del governo, che secondo molti sta alimentando tensioni etniche e un crescente odio a livello globale. A Gerusalemme, membri della comunità ultraortodossa Neturei Karta hanno manifestato contro lo Stato sionista e il servizio militare obbligatorio. Proteste simili si sono tenute anche a New York e in Canada, dove alcuni rabbini hanno condannato pubblicamente le operazioni militari israeliane a Gaza.

La manifestazione ha vissuto momenti di tensione a causa della presenza di sostenitori del governo Netanyahu. Il crescente numero di voci ebraiche critiche dimostra come la questione israeliano-palestinese sia sempre più dibattuta anche all’interno della stessa comunità ebraica, e come una parte significativa di essa chieda con forza un cambiamento radicale nella gestione del conflitto.