Una missione marittima internazionale, con una decina di imbarcazioni ed equipaggio provenienti da oltre 40 paesi, partirà il 31 agosto dalla Spagna, per tentare di rompere l’assedio di Gaza e aprire un corridoio umanitario via mare. Il 4 settembre dal porto di Tunisi salperanno altre imbarcazioni che andranno a formare una vera e propria flotta navale di aiuti.

L’iniziativa, denominata Global SUMUD Flottilla, fa seguito alle precedenti missioni della Freedom Flotilla, ed oggi riunisce imbarcazioni provenienti da diversi Paesi che navigheranno, in convoglio, con a bordo medici, avvocati, politici, giornalisti, artisti ed attivisti che trasporteranno aiuti essenziali. La flottiglia è un progetto civile e non violento, promosso da una rete internazionale di movimenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: consegnare beni di prima necessità e mantenere alta l’attenzione pubblica e istituzionale sulla crisi umanitaria nella Striscia.

Il nome scelto, “sumud” – termine arabo che significa perseveranza – sintetizza lo spirito della missione: resistere e continuare a chiedere accesso umanitario anche quando le vie di terra restano chiuse e lo spazio aereo è sotto controllo militare. «Il mare è una linea di vita per Gaza», affermano gli organizzatori, che sottolineano come la trasparenza e la documentazione pubblica dell’iniziativa siano parte della protezione stessa degli aiuti. La visibilità internazionale, aggiungono, è considerata uno strumento per sollecitare governi e istituzioni a garantire la protezione dei civili e l’apertura di corridoi umanitari, come previsto dal diritto internazionale. Oltre alla navigazione verso Gaza, la campagna prevede una serie di attività parallele: eventi nei porti di partenza e di approdo, iniziative pubbliche in città, presidi, letture, talk e proiezioni. L’obiettivo è creare una narrazione condivisa capace di trasformare la solidarietà diffusa in pressione diplomatica. Il coordinamento invita a sostenere la missione anche senza imbarcarsi, attraverso la diffusione di informazioni, la copertura mediatica, contributi economici e logistici, raccolte di beni. «La forza di un’azione civile – spiegano – sta nella massa critica di voci che la rendono visibile e innegabile».
Intanto la famosa attivista, Greta Thunberg, ha lanciato il video promo di questa nuova missione sui propri canali social.
