Nel quadro del recente riconoscimento da parte dell’UNESCO del 9 febbraio come Giornata Mondiale della Lingua Greca, ho avuto il piacere di conversare con Daniele Makris, presidente della Comunità Ellenica dello Stretto.
La sua testimonianza offre uno sguardo privilegiato sul valore culturale e storico della presenza greca a Messina e sul ruolo fondamentale che la lingua continua a svolgere come ponte tra identità, memoria e dialogo interculturale. L’intervista che segue mette in luce l’impegno della Comunità e il significato profondo che questa celebrazione assume per gli Italoellenici dello Stretto e per l’intero pubblico greco.
Origini e missione dell’associazione
Professor Makris, ci racconti com’è nata l’Associazione Ellenica di Messina e quali sono stati gli obiettivi che la animano ancora oggi.
L’Associazione è nata nel 2003 ad opera di 17 cittadini greci , residenti tra Messina e Reggio Calabria. Per questo si chiama Comunità Ellenica dello Stretto (di Messina) e comprende ben 5 province (Messina, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone). Essa riprende idealmente il ruolo della Confraternita di S. Nicola dei Greci di Messina, attiva dal 1535 al 1908.
In una città come Messina, così profondamente segnata dalla storia e dai contatti col mondo greco fin dall’antichità, quale ruolo svolge l’associazione nel mantenere viva la presenza e la cultura ellenica?
L’associazione si pone come ponte per la creazione di rapporti tra Sicilia-Calabria e Grecia e viceversa. Prima di tutto lo studio e la conservazione della lingua, poi le tradizioni artistiche (iconografia), musicali (balli greci), culturali(film, documentari, cucina)
Quali sono i valori fondamentali che guidano le attività e le iniziative dell’associazione?
Il valore primo è la solidarietà, l’aiuto ai Greci e tra i Greci, l’inserimento in Sicilia/Calabria, la cooperazione.
Attività culturali e relazioni bilaterali
L’associazione promuove da anni eventi culturali, corsi di lingua e iniziative artistiche. Quali sono i progetti più recenti o significativi che desidera ricordare?
Il riconoscimento del Comune di Messina come “comune di minoranza linguistica storica” nel 2012 è stato un momento fondamentale, che ha permesso anche al Comune di inserirsi in questo circolo virtuoso. A Messina la lingua della minoranza è il neogreco, che viene parlato, senza soluzione di continuità, almeno dal 1400. La mostra “Immagine e Scrittura” nel 2013 ha fatto riavvicinare i Messinesi alle icone della chiesa di S. Nicolò dei Greci, dal 1909 portate in Grecia e dal 1915 esposte al Museo Cristiano e Bizantino di Atene. Poi i corsi di iconografia a Messina, a Staiti, a Tripi; le “Settimane Elleniche” a Staiti nel 2022 e 2023; il congresso nazionale della FCCEI nel 2017; l’intitolazione del Largo dei Greci nel 2016; le celebrazioni della giornata mondiale della lingua greca dal 2015;
In che modo collaborate con le istituzioni italiane e greche — come ambasciate, consolati, università o istituti culturali — per promuovere il dialogo tra i due Paesi?
La collaborazione è leale e sincera: con la GGAE abbiamo collaborato negli anni 2003, 2005, 2006, 2009, 2022. L’ambasciata greca di Roma ci informa sempre con tempestività degli eventi più importanti. Abbiamo agevolato i contatti tra l’Università di Messina e quella di Salonicco. Siamo membri dell’Anfizionia Messenica
Avete avviato o progettate collaborazioni con associazioni greche presenti in altre città italiane, o con enti culturali in Grecia?
La composizione è varia e stratificata: ci sono discendenti di Greci presenti a Messina almeno dal 1800, poi i discendenti dei cosiddetti matrimoni di guerra (1940-45), quindi gli studenti degli anni ‘ 50-’60-’70 con i loro discendenti.
Comunità e identità ellenica
Qual è oggi la composizione della comunità greca a Messina? Si tratta per lo più di famiglie residenti da generazioni, di nuovi arrivi o di studenti universitari?
La composizione è varia e stratificata: ci sono discendenti di Greci presenti a Messina almeno dal 1800, poi i discendenti dei cosiddetti matrimoni di guerra (1940-45), quindi gli studenti degli anni ‘ 50-’60-’70 con i loro discendenti.
Come percepiscono i cittadini messinesi l’identità e la presenza ellenica nella loro città?
I Messinesi hanno contezza della loro “consustanzialità” con i Greci: centinaia di cognomi, toponimi, termini dialettali, usanze e tradizioni testimoniano il rapporto stretto tra la città e la Grecia.
Ritiene che ci sia, soprattutto tra i giovani, un rinnovato interesse per la lingua e la cultura greca?
Lo studio del greco, non solo di quello antico, le occasioni di scambio e di conoscenza, agevolate dall’opera della Comunità Ellenica, interessano sempre più numerosi giovani.
Sicilia e Grecia: un legame antico e vivo
La Sicilia è un luogo dove la grecità è inscritta nel paesaggio e nella memoria collettiva. Come si traduce oggi, nel lavoro dell’associazione, questa eredità della Magna Grecia?
L’eredità magnogreca, a tutti nota, deve essere necessariamente completata con quella del Val Demone bizantino, un vasto segmento di Sicilia in cui il greco è stato parlato a lungo, fino all’età moderna, come in Calabria meridionale, e ha resistito fino ad oggi a Messina.
Quali aspetti della cultura greca contemporanea (letteratura, musica, cinema, teatro) trovano più riscontro e partecipazione nel pubblico siciliano?
Il festival nazionale del dramma antico, che si propone a Siracusa dal 1914, è certamente l’aspetto più importante e richiama spettatori da tutto il mondo. La letteratura viene unanimemente apprezzata, grazie all’opera delle cattedre universitarie di Catania, Messina e Palermo e dell’istituto di Palermo
Esistono, secondo Lei, analogie tra la sensibilità culturale dei greci e dei siciliani di oggi?
Le analogie sono abbastanza stringenti e, credo, visibili. L’ironia, il senso dell’umorismo, l’ingegno vivo ed intuitivo, l’amore per la vita, la saggezza, la vivacità sono caratteri comuni.
Prospettive e visione futura
Guardando al futuro, quali sono i progetti dell’Associazione Ellenica di Messina per rafforzare i legami con la Grecia e promuovere nuove forme di cooperazione culturale nel Mediterraneo?
Vorremmo promuovere un gemellaggio tra Peloponneso e Sicilia, con la produzione di docufilm bilingui sulle due regioni; abbiamo proposto l’inserimento della Sicilia (province di Messina, Catania e Siracusa) nei progetti Interreg a partire dal 2028.
Qual è la sua personale visione del ruolo che le associazioni culturali possono avere nel costruire ponti tra i popoli, in un’epoca segnata da crisi e frammentazioni?
Il ruolo delle comunità e delle associazioni va in direzione della conoscenza, del dialogo, del confronto schietto e sincero, molto lontano dalle follie bellicistiche di questi tempi.
Infine, quale messaggio desidera rivolgere al pubblico greco che guarda con interesse e affetto alla Sicilia e alle sue radici elleniche?
Dico ai Greci di venire più spesso in Sicilia e di conoscerne anche alcune parti più nascoste, ma ugualmente importanti per loro.
Il libro I Greci di Messina
Nel Suo recente libro I Greci di Messina, Lei offre una ricostruzione storica e culturale di straordinario valore, che illumina le radici elleniche della città e il ruolo che esse continuano a svolgere nel presente. Ci può raccontare come è nato questo progetto editoriale e quali nuove prospettive di ricerca o di sensibilizzazione intende aprire attraverso questo libro?
Il progetto editoriale “I Greci di Messina” è nato per colmare un vuoto-presto ci sarà anche un’edizione greca ampliata-e per presentare una storia unica, non molto conosciuta in Grecia: un contesto urbano importante, commerciale, non rurale, in cui i Greci “paesani” e i Greci “levantini” hanno convissuto per secoli, almeno dal 1400 al 1750 circa, e in cui si è affermato il neogreco come lingua della comunità ellenica nel comune di Messina. Quindi azzardate o superate posizioni sulla fine del greco di Sicilia intorno al 1400 devono essere riviste alla luce di nuovi dati scientifici, da apprezzare e diffondere. Secondariamente bisogna illuminare il ruolo di Messina nei preparativi della Rivoluzione Greca del 1821, se è vero che Th. Kolokotronis e altri Greci hanno trascorso qui un periodo di addestramento da parte degli Inglesi intorno al 1810 e che funzionava un centro di sostegno e di aiuto per gli insorti Greci dopo il 1821, insieme con l’opera culturale e patriottica del prete Neofytos Kyriakidis.

La prima pubblicazione dell’intervista è stata effettuata presso Insula Europea
