Non solo “espropriati” per costruire il ponte …

Oltre al danno di non avere più una casa sono reali possibili tipologie di danno agli edifici non esptopriati

  1. Amplificazione delle azioni sismiche / modifiche del rischio sismico
    • L’area dello Stretto è sismicamente attiva, e il progetto del ponte implica ampie opere a terra e in mare che potrebbero modificare le condizioni locali (fondazioni, carichi, vibrazioni) potenzialmente influendo sugli edifici vicini.
    • Uno studio critica addirittura l’“accelerazione al suolo” adottata: «Nella documentazione disponibile … l’accelerazione usata risulta essere 0,58 g … ma lo Stretto può essere zona epicentrale … con accelerazioni facilmente superiori a 1,0 g …»
    • Se un sisma si verificasse, edifici non adeguati potrebbero subire danni importanti se si verifica una trasmissione delle sollecitazioni provenienti dal nuovo ponte o dalle opere adiacenti.
  2. Problemi di fondazioni e cedimenti locali
    • L’intervento di grandi opere (piloni, fondazioni del ponte, scavi, opere di collegamento) può modificare le condizioni geotecniche locali (strati di terreno, falde, stabilità dei versanti, comportamento delle faglie).
    • In particolare, se gli edifici esistenti non sono stati progettati con queste nuove condizioni di sollecitazione, potrebbero verificarsi cedimenti differenziali, fessurazioni o amplificazione dei danni.
  3. Effetti cumulativi: vibrazioni, traffico, carichi e infrastrutture aggiuntive
    • Oltre al rischio sismico, la costruzione richiede traffico pesante, cantieri, vibrazioni durante i lavori e successivamente un aumento di traffico (stradale e ferroviario). Queste sollecitazioni possono accelerare il degrado degli edifici vicini, soprattutto quelli già vulnerabili.
    • Edifici storici, edifici con scarsa manutenzione o che non rispettano le normative antisismiche possono essere i più a rischio.
  4. Rischi legati a versanti, frane e stabilità dei pendii
    • L’area dello Stretto è complessa anche dal punto di vista geomorfologico: versanti ripidi, frane costiere, instabilità. Le opere del ponte potrebbero modificare il regime delle acque superficiali e sotterranee, alterare la stabilità dei versanti o generare movimenti indotti. Questo può colpire gli edifici vicini ai pendii o alle coste.
    • Alcuni studi richiedono approfondimenti su dissesto idrogeologico.
  5. Effetto tsunami/onda anomala e impatto sulle strutture costiere
    • Anche se considerato meno probabile, è stato analizzato il rischio di onda di tsunami o frana sottomarina correlata all’area dello Stretto. Le strutture costiere e gli edifici in riva al mare potrebbero essere vulnerabili a fenomeni di questo tipo o al sollevamento delle acque e alla perdita di supporto del terreno.

Quali edifici sono più vulnerabili?

  • Edifici esistenti costruiti prima delle più recenti normative antisismiche (in Italia le NTC del 2008/2018) e non adeguati.
  • Strutture storiche, monumentali o costruite su terreni instabili.
  • Edifici vicini alle zone dove verranno realizzate le fondazioni del ponte o le opere collegate, perché maggiormente esposti alle modifiche locali del terreno.
  • Edifici lungo i pendii o zone costiere soggette a frane, cedimenti o fenomeni di instabilità.