Si è conclusa ieri la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura ad ARKEDA : strategie per città resilienti contro il rischio climatico, sabato 29 novembre alle ore 10, Sala Accademia, Padiglione 6, Mostra D’Oltremare, Napoli.
Prossima tappa del tour nazionale a Crotone il 20 e 21 dicembre 2025.
“CITTÀ OSMOTICA – strategie per territori resilienti”.
L’evento non è soltanto un momento tecnico, ma una tappa culturale e politica che interroga il nostro rapporto con l’acqua.
L’acqua, elemento fondativo delle civiltà, infrastruttura originaria delle città antiche, è stata nei secoli canalizzata, addomesticata, spesso allontanata. Oggi ritorna come sfida e opportunità: da minaccia climatica a risorsa strategica.
Dall’architettura dell’acqua alla bioarchitettura
Se pensiamo alle grandi città storiche, dalle reti idriche romane ai canali di Venezia, l’acqua ha sempre modellato la forma urbana e la vita sociale. La modernità, invece, ha progressivamente ridotto l’acqua a problema tecnico, dimenticandone il ruolo culturale e paesaggistico.
Il progetto CITTÀ OSMOTICA – promosso da INBAR – intende invertire in questa prospettiva: riportare l’acqua al centro della progettazione, come infrastruttura ambientale e principio generativo dello spazio urbano. Non più elemento da contenere, ma risorsa viva che plasma piazze drenanti, rain garden, tetti verdi, parchi urbani.
Come afferma Anna Carulli, Presidente INBAR, “non si tratta solo di tecniche di drenaggio urbano sostenibile, ma di un cambiamento culturale che unisce progettazione, ecologia e responsabilità sociale”. La bioarchitettura, in questo senso, diventa linguaggio di resilienza, capace di trasformare la crisi climatica in occasione di rigenerazione.
Una nuova estetica civile
Porosità del suolo, ombra urbana, spazi interstiziali: sono parole che non appartengono solo alla tecnica, ma alla cultura del vivere. Ogni rain garden non è un arredo urbano, ma un dispositivo di salute collettiva. Ogni albero piantato non è solo verde ornamentale, ma un gesto di responsabilità climatica.
La sfida è riscoprire una nuova estetica civile: la bellezza dell’acqua trattenuta, dell’ombra condivisa, della manutenzione come valore. Una bellezza che nasce dalla responsabilità verso le generazioni future.
