Si è tenuto ieri, presso la Sala Palumbo del Palacultura di Messina, il convegno dal titolo “Il genocidio dimenticato… ieri come oggi”, un momento di riflessione e memoria storica dedicato al genocidio dei Greci del Ponto. L’iniziativa è stata organizzata e fortemente voluta dal Lions Club Messina Ionio, dal Leo Club Messina Ionio e dalla Comunità Ellenica dello Stretto, con il patrocinio del Comune di Messina.
Ad aprire i lavori sono stati il sindaco Federico Basile e l’assessore Caruso, i quali hanno espresso soddisfazione per la sinergia e la collaborazione costante tra l’amministrazione comunale e la Comunità Ellenica dello Stretto, sottolineando l’importanza del dialogo interculturale e della memoria condivisa.
Tra i relatori, il professor Daniele Macris ha offerto un articolato excursus di diritto internazionale, soffermandosi sugli elementi giuridici che definiscono il concetto di genocidio. Nel suo intervento ha, inoltre, tracciato un cenno storico sulla forte presenza della grecità a Messina prima del devastante terremoto del 1908, evidenziando come, ancora oggi, non si sia assistito a un reale ripristino delle chiese ortodosse distrutte da quell’evento tragico. Particolarmente significativa è stata la lettura di un testo inviato dall’onorevole Gavriil Avramidis, assente per motivi istituzionali, che ha ribadito la necessità del riconoscimento internazionale del genocidio del Ponto come atto dovuto alla verità storica e alla dignità delle vittime.

A seguire, l’intervento dell’onorevole Giorgos Lazaridis si è concentrato sui dati numerici del genocidio, tra morti ed esuli, ricordando come centinaia di migliaia di Greci del Ponto furono uccisi o costretti all’esilio. Lazaridis ha citato anche il pensiero di alcuni storici statunitensi, secondo i quali la mancata assunzione di responsabilità da parte della Turchia rappresenta un pericoloso precedente: un passato non riconosciuto rischia di ripetersi sotto altre forme.
Nel suo discorso è stato ribadito che il genocidio non colpì solo i Greci del Ponto, ma anche Armeni e Assiri, configurandosi come un crimine contro l’umanità. È stato sottolineato come il riconoscimento di tali crimini non abbia finalità punitive, ma morali e storiche: fare luce sul passato serve a educare le coscienze e a prevenire il ripetersi di simili atrocità. Il paragone con il percorso compiuto dalla Germania nel riconoscimento dell’Olocausto è stato centrale: solo attraverso l’ammissione delle proprie responsabilità storiche una nazione può costruire una memoria condivisa e una pace autentica.

Negare o oscurare i crimini del passato, al contrario, significa condannarli a riaffiorare nel futuro. Il convegno si è concluso con l’intervento dell’Avv. Aikaterini Kana, che ha ricordato anche l’attuale situazione in Palestina e, a seguire, “La Panaghia Soumela” del Prof. Ing. Antonio Carlo Cucinotta, e, infine, la lettura di una icona, a cura dalla prof.ssa Maria Grazia Spadaro.
