Il nuovo libro di Mario Primo Cavaleri “Il ponte che verrà” (Di Nicolò edizioni), presentato a Palazzo Zanca dal sindaco Federico Basile e dai professori Giovanni Moschella e Giovanni Randazzo, è una carrellata sulle ultime vicende che hanno segnato il tormentato iter.
Quasi un’anticipazione del verdetto della Corte dei conti con il no al visto di legittimità.

Il giornalista ripercorre le tappe più significative, partendo dal Governo Draghi e quindi dall’incarico che l’allora ministro alle infrastrutture Giovannini aveva dato a Italferr affinché in sei mesi approntasse un progetto di fattibilità a tre campate, decisione revocata dal successore Matteo Salvini il quale ha preferito riesumare il vecchio progetto a unica campata, ritenendo di poter bruciare i tempi e accelerarne la realizzazione.

Ma non è andata così, e nella prefazione lo evidenzia il prof. Aurelio Misiti, già presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
“Il sottotitolo del libro fa riferimento infatti al “tempo sospeso di un progetto in divenire”, condizione ormai strutturale della questione –scrive Cavaleri – per quel mix di variabili che, nel non dare certezze, rendono ‘sospeso’ il trascorrere del tempo in attesa che qualcosa si verifichi. Di questo passo anche i piani regolatori sono rimasti… non definiti, non essendoci nulla di definitivo”.
Una sequenza cronologica di fatti, arricchita da qualche divertissement con i comici che si sono e ci hanno divertito ironizzando sulle mille vite di un Ponte, tanto annunciato, discusso, osannato dai laudatores; altrettanto criticato e osteggiato dai contestatori. Ma che non c’è.
Musica che ci accompagnerà ancora per molto. Da qui l’idea del disegno di copertina con la tastiera del pianoforte a fare da ponte, e un incipit dedicato a Lucio Dalla nel parafrasare il suo capolavoro ‘L’anno che verrà’, per esprimere speranza di cambiamento e di novità positive.
