Pur avendo sottratto soldi al progetto per il “ponte sullo stretto di Messina” proseguono da parte del Governo le manovre per tenere in vita progetto, aspettative, stipendifici e bacino elettorale.
In un suo intervento di ieri il professor Antonino Risitano ribadisce la non realizzabilità tecnica della struttura con gli strumenti oggi a diposizione e traccia una breve e significativa storia.
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Quando William Brown (il primo progettista) nel 1992 valutò per i cavi principali il coefficiente di sicurezza statico pari a 1.35, capì che non si sarebbe potuto andare avanti ed impose le prove di fatica sui cavi. Prove i cui risultati mai resi pubblici.
Il progetto diede però la possibilità ai vari governi di essere poi riproposto. Tutti i governi lo usavano per motivi diversi dal reale uso di un ponte.
Nessuno, infatti, ci credeva, però a tutti faceva comodo parlarne.
Nel 2002, quando si riprese il progetto con SDM e Impregilo, Brown non venne riconfermato.
Si continuò sul progetto di massima di Brown, pensando più alle prove aerodinamiche che non a quelle sui cavi.
Le prove sui cavi, riportate ancora nel progetto del 2011, erano di difficile esecuzione, ci sarebbero voluti anni.
Ma sapendo che quel progetto era solo uno specchietto per le allodole, nessuno si preoccupò di esplicitare la eseguibilità dei test indicati.
Con la riproposizione di Salvini (decreto ponte 2023) si riprese il progetto del 2011.

A quel punto studiai con più attenzione il problema e già il 27 marzo 2023, in una intervista locale, sostenni che il ponte non si sarebbe mai potuto costruire perché non c’erano certezze di sicurezza sui cavi principali.
Misi in evidenza che il fattore di sicurezza di 1.35 non era adeguato (accettabile solo per “lo stendino della nonna”).
Da qui, gli insulti e le minacce di denunce mi resero più combattente per far vedere che scientificamente quel progetto era improponibile. Una scommessa che mi portò alla situazione attuale.
W. Brown avrebbe voluto fare le prove di fatica sui cavi principali per evitare di rispettare le severe normative sulle funi.
Ma per fare questo avrebbe avuto necessità dei dati di resistenza a fatica su funi e cavi.
Le prove che adesso sono in corso (da oltre 1 anno e mezzo) hanno questo scopo.
Ma queste prove in corso, definiscono, in modo univoco, il progetto come: progetto di massima e non definitivo. Da qui il mio “falso definitivo”.
Il prof Diana, con la sua risposta alla mia domanda nell’evento di Roma del 18 novembre 2025 lo ha, di fatto, in modo lapidario, confermato come progetto di massima.
In sintesi si sta cercando adesso di avere dati sperimentali sui cavi per evitare le normative (almeno 6 di coefficiente di sicurezza) ed seguire una progettazione passo passo a fatica.
Solo se le prove dovessero fornire dati positivi si potrebbe continuare.
Per me, oggi, con gli acciai attuali, è IMPOSSIBILE avere dati per consigliare di andare avanti.
Prof. Ing. Antonino Risitano
