Il 18 gennaio lo storico Alessandro Barbero, già professore universitario di Storia medievale e noto divulgatore, ha spiegato in un video che, e perché, voterà “no” al referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo.



«Io sono di sinistra, e questo lo sanno tutti quelli che mi conoscono. Ma proprio per questo che bisogno c’è e a cosa serve che io dica a tutti: “Anch’io voterò no”? Sai che novità. Però poi studiando un po’ da vicino la questione, una cosa che mi è venuta voglia di dire è questa», ha spiegato Barbero, raccontando che inizialmente non riteneva fosse suo «compito» intervenire nel dibattito sulla riforma, prima di cambiare idea.

Nel suo intervento Barbero sviluppa un ragionamento articolato, che ruota attorno a tre tesi principali:
che il referendum non riguardi davvero la separazione delle carriere dei magistrati;
che il Consiglio superiore della magistratura (CSM) sia una garanzia costituzionale contro il controllo politico della giustizia;
che la riforma finisca per distruggerlo, rafforzando il peso della politica sugli organi di autogoverno della magistratura.