Le opposizioni non fanno sconti a Federico Basile.
Dopo l’annuncio di ieri mattina che ha scosso il quadro politico cittadino, dai partiti di centrodestra fino alle forze progressiste e civiche si è alzato un coro di critiche durissime, con accuse che vanno dalla strumentalizzazione elettorale all’irresponsabilità istituzionale.
Il centrodestra, compatto nelle sue diverse anime parla apertamente di una decisione “assurda e incomprensibile”. Secondo gli esponenti dell’area conservatrice, come si legge nel comunicato stampa, la scelta di Basile non risponderebbe a reali esigenze amministrative, ma sarebbe dettata esclusivamente da logiche politiche e da equilibri interni alla sua coalizione. Per l’opposizione di centrodestra, il sindaco avrebbe anteposto strategie elettorali agli interessi della città, lasciando Messina esposta a una fase di incertezza proprio mentre sono aperti cantieri, progetti del PNRR ed emergenze ancora irrisolte. Ancora più duro il giudizio del Movimento 5 Stelle, che parla di una vera e propria “offesa alla città”. Per i pentastellati, Messina sarebbe stata trasformata in una pedina di un gioco politico più ampio, con una decisione definita irresponsabile e lontana dai bisogni concreti dei cittadini. L’assenza di stabilità amministrativa, secondo il M5S, rischia di avere ricadute dirette sui servizi e sulla quotidianità dei messinesi.
“Basile sta usando la città come una pedina in una partita elettorale costruita a tavolino da chi lo ha fatto eleggere – afferma l’onorevole Antonio De Luca. Abbandonare la guida del Comune e della Città Metropolitana per andare a elezioni anticipate significa anteporre interessi di partito ai bisogni reali dei cittadini, aprendo la strada a un commissariamento che rallenterà programmazione e interventi essenziali.
Questa scelta è ancora più grave perché arriva dopo giorni difficili, segnati dall’emergenza legata al ciclone Harry, durante i quali i cittadini si aspettavano una guida presente e determinata, capace di affrontare i problemi del territorio con responsabilità e continuità”.
Critico anche il Partito Democratico, che accusa Basile di aver reso Messina “ostaggio della politica”. Il PD contesta la narrazione di una crisi amministrativa senza alternative, sottolineando come in passato altre amministrazioni abbiano governato anche in condizioni di equilibrio numerico fragile. Per i democratici, la scelta del sindaco non sarebbe stata obbligata, ma frutto di una precisa volontà politica che scarica sulla città le conseguenze di una crisi interna alla maggioranza.
Sulla stessa linea Azione, che definisce la mossa del primo cittadino un atto di “grave irresponsabilità istituzionale”. Il partito guidato da Carlo Calenda evidenzia come Messina avrebbe avuto bisogno di continuità amministrativa, soprattutto in una fase cruciale per l’attuazione dei progetti finanziati con fondi nazionali ed europei. La decisione di Basile, secondo Azione, risponde a calcoli politici e non a reali necessità di governo. Anche diversi consiglieri comunali di minoranza e rappresentanti civici parlano apertamente di fuga dalle responsabilità. Il timore condiviso è quello di una paralisi amministrativa che potrebbe rallentare interventi già avviati e aggravare problemi strutturali irrisolti. Dalle opposizioni emerge una lettura univoca: la scelta del sindaco viene vista come un atto politico che sacrifica la stabilità della città sull’altare delle strategie elettorali. Un giudizio netto, che apre una fase di scontro destinata a segnare profondamente il prossimo passaggio politico per Messina.
