Fabio Di Bella presenta la sua mostra personale, presso la Galleria Emy di Messina, un percorso artistico che intreccia storia, filosofia politica e una forte dimensione metaforica, senza rinunciare alla provocazione. Ogni opera possiede un’identità precisa e si inserisce in un dialogo continuo con la tradizione artistica ed il presente.

Tra le opere più significative spicca un Superman che emerge da una tela tagliata, chiaro riferimento al gesto rivoluzionario di Lucio Fontana ed al suo Spazialismo. Fontana si pose una domanda fondamentale: cosa resta da dipingere su una superficie che ha già accolto l’opera dei più grandi maestri, da Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, fino a Picasso? La sua risposta fu radicale: per andare oltre, bisognava superare la superficie stessa. Il taglio diventa così non una distruzione, ma una creazione, un’apertura verso una nuova dimensione. Questo gesto si inserisce nello stesso spirito di quegli anni, segnati dalla conquista dello spazio e dall’approdo dell’uomo sulla Luna: il superamento dei limiti diventa il vero atto creativo. Con il moltiplicarsi dei tagli, nasce, inoltre, uno spazio intermedio, un nuovo luogo simbolico in cui l’immagine può ancora esistere. La mostra richiama, anche, una delle provocazioni più celebri dell’arte contemporanea: la banana di Maurizio Cattelan, fissata al muro con nastro adesivo. Anche se qualcuno l’ha mangiata, l’opera non scompare, perché il suo valore non risiede nell’oggetto in sé, ma nel concetto che rappresenta. Ciò che resta – la buccia, il nastro, l’idea – è la vera opera d’arte. Il percorso prosegue con una riflessione sul passaggio dall’umano al digitale. Se Michelangelo, con la Pietà, ha espresso la profondità dell’anima umana, oggi l’intelligenza artificiale introduce una nuova dimensione: le mani che si incontrano non sono più necessariamente umane, ma metalliche, simbolo di un’anima che si trasferisce nel mondo tecnologico e meccanico. Opera centrale della mostra è la tela che dà il titolo all’esposizione, “Triplo Gioco”, rappresentata da quattro mele, una delle quali capovolta. Tre mele simboleggiano arte, politica e commercio; la quarta rappresenta la passione. Senza quest’ultima, gli altri tre ambiti sono destinati a decadere. L’assenza della foglia, ulteriore simbolo vitale, suggerisce un progressivo appassimento dei contenitori culturali e sociali contemporanei.

Non manca una serie di opere con t-shirt raffiguranti Pac-Man: il celebre personaggio, diviso su due magliette, non riesce a completare la sua azione. Qui il desiderio resta sospeso, mentre le prede, irraggiungibili, celebrano la propria sopravvivenza. Il tema del consumo e dell’impossibilità di soddisfare il desiderio emerge con forza. La mostra affronta anche il fenomeno Banksy, interpretato non tanto come individuo, ma come sistema, simbolo di un’arte strettamente intrecciata con le dinamiche del mercato globale. Il riferimento a Piero Manzoni e alla sua celebre provocazione delle scatolette di “Merda d’artista” introduce una riflessione sullo spostamento del centro del mercato dell’arte dall’Europa agli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. In questo contesto, l’opera diventa critica e denuncia, trasformando il concetto stesso di valore artistico in oggetto di discussione. Di Bella riprende questo tema con opere che raffigurano ironicamente scatolette di “supermerda”, enfatizzando il rapporto tra arte e commercio.

Non mancano, infine, riferimenti diretti all’attualità sociale e politica, con figure e simboli legati al contesto contemporaneo, a dimostrazione di un’arte che non si limita all’estetica ma si confronta con il presente. “Triplo Gioco” si configura, così, come una mostra intensa e stratificata, capace di mettere in discussione i confini dell’arte e il suo ruolo nella società contemporanea.

Soddisfatta anche la curatrice e critica Sara Fosco, intervenuta insieme all’artista ai nostri microfoni, sottolineando la forza concettuale e la coerenza del progetto espositivo.