Lo afferma il presidente emerito della Corte Costituzinale in una intervista di Roberto Giovanni Conti per  giustiziainsieme.it

“Mi sembra che la struttura costituzionale fondamentale dello Stato italiano subisca un complessivo sconvolgimento, anche se apparentemente vengono modificate solo alcune norme. Lo sdoppiamento dell’organo di garanzia dell’indipendenza della magistratura e la sua composizione per sorteggio indeboliscono in modo sensibile la posizione del potere giudiziario nell’ordinamento e alterano l’equilibrio tra i poteri dello Stato, che sta alla base della nostra democrazia.
La scelta operata dai Costituenti non fu infatti per una democrazia totalitaria, in cui chi vince le elezioni conquista un dominio illimitato e incontrollato su tutto e su tutti, ma quella per un sistema di pesi e contrappesi in grado di prestare adeguate tutele sia alle esigenze di rinnovamento sociale e di sicurezza collettiva, sia ai diritti fondamentali dei singoli e delle minoranze. Un rilevante indebolimento della garanzia giurisdizionale implica un allontanamento dal modello di equilibrio costituzionale derivante dall’imperituro insegnamento di Montesquieu e dal rifiuto dei Founding Fathers americani della “dittatura della maggioranza”.
Non mi sento di anticipare possibili, future decisioni della Corre costituzionale, ma mi sembra di poter dire sin d’ora che, se vincesse il Sì al referendum, si verificherebbe una trasformazione extrasistematica del nostro assetto costituzionale da valutare con estrema attenzione.
La nostra identità costituzionale è quella di una democrazia pluralista, sociale, che custodisce e rafforza i princìpi dello Stato di diritto liberale. Di fronte ad un potere giudiziario non più autonomo, ma governato dal caso e frantumato nella sua struttura, potremmo ancora dire di essere rimasti nel perimetro della Costituzione del 1948?”

ED ANCORA:
“Ove questa riforma entrasse in vigore, lo sdoppiamento dell’organo di garanzia dell’indipendenza della magistratura, che darebbe luogo a due collegi distinti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato, porrebbe le premesse di situazioni di confusione istituzionale e potrebbe generare contraddizioni tali da mettere in serio imbarazzo il Presidente. Un solo esempio, tra i tanti possibili: vi sarebbero princìpi e regole di deontologia professionale unici o, anche per l’origine casuale dei componenti dei due organi, si potrebbero verificare contrasti imbarazzanti?”

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Gaetano Silvestri, nato a Patti il 7 giugno 1944 è un giurista.
E’ stato giudice della Corte costituzionale e presidente della stessa dal 19 settembre 2013 al 28 giugno 2014.

Già presidente della Scuola superiore della magistratura dal 2016 sino al gennaio 2020, ha presieduto, dal 2018 al 2021, l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti.