A pochi minuti dallo svincolo autostradale di Rometta, nella frazione di Rapano, esiste un luogo sospeso nel tempo.

Un borgo che non è solo pietra e architettura, ma memoria viva, ricerca e mistero: Borgo Pantano.

Qui abbiamo incontrato Orazio Bisazza, custode di questo patrimonio unico, che da anni porta avanti una missione tanto complessa quanto affascinante: preservare l’identità profonda di un luogo che sfugge a qualsiasi definizione semplice.

Borgo Pantano nasce da una scelta controcorrente.
Fu la madre di Orazio, negli ultimi anni della sua vita, a decidere di acquistare uno dopo l’altro tutti i fabbricati del borgo, nonostante il parere contrario della famiglia. Alla sua scomparsa, il testimone è passato al figlio. Da quel momento, quello che sembrava un semplice recupero architettonico si è trasformato in qualcosa di molto più grande: una ricerca storica, culturale e spirituale. A differenza dei tipici borghi rurali siciliani, Borgo Pantano non presenta stalle, né strutture agricole. Questo dettaglio ha dato il via a un’indagine che ha portato Orazio fino all’estero, tra le comunità di emigrati degli anni ’40 e ’50. Da quei racconti emerge una verità sorprendente: il borgo non era agricolo, ma un centro economicamente attivo. Le sue origini risalgono a comunità provenienti da Pisa, trasferitesi prima a Messina e poi rifugiatesi qui durante la peste del Trecento. Il cuore simbolico del borgo è la sua chiesa, un luogo carico di enigmi. Qui nulla è convenzionale: l’altare è orientato a nord, cosa rarissima nelle chiese cattoliche, presenza di simboli riconducibili al mondo ebraico e, soprattutto, una statua della Madonna che allatta, simbologia rara di un antico sapere. Eppure, Borgo Pantano non si lega a una sola religione. Come sottolinea Bisazza, questo è “un luogo che appartiene a tutti i credo”. Ma Borgo Pantano era, anche, un centro di conoscenze legate alla cura. Le comunità presenti praticavano la spagiria, una disciplina antica considerata la madre della fitoterapia. Qui le erbe venivano raccolte in momenti precisi, seguendo i cicli planetari, e trasformate in oleoliti attraverso veri e propri rituali, con un sapere che univa corpo e anima, scienza e spiritualità. Il borgo custodisce anche tracce di una spiritualità ancora più remota.

Nel recupero di un edificio monastico, sono emerse due pietre circolari, interpretate come simboli complementari:

maschile e femminile, sole e luna, positivo e negativo. Il luogo, inoltre, è attraversato da corsi d’acqua, elemento tipico dei siti considerati energeticamente attivi fin dall’antichità. Tutto lascia pensare che qui esistesse un centro sacro costruito secondo logiche antiche, legate alle energie della terra. Nonostante il mistero e il fascino, Borgo Pantano non è un luogo fermo nel tempo. È uno spazio vivo che grazie, anche all’intelligenza artificiale, le storie degli abitanti sono state ricostruite e raccontate attraverso mini-video, restituendo voce e volto al passato.

Borgo Pantano risulta, quindi, un patrimonio ancora da scoprire, un enigma aperto dove convivono storia medievale, cultura ebraica, simbolismo religioso, pratiche esoteriche e tradizioni erboristiche, e dove, ancora oggi, molto resta da comprendere.

Forse è proprio questo il suo fascino più grande: non offrire tutte le risposte, ma continuare a fare domande.