Una città che torna a prendersi cura”. Una visione centrata sulla cura del territorio e delle persone, con un’attenzione dichiarata a ridurre le distanze tra centro e periferie.

Otto i nomi indicati per la Giunta: si tratta in prevalenza di figure provenienti dalla società civile, selezionate per competenze professionali e non coinvolte nella corsa al Consiglio comunale. Un criterio preciso ha guidato la scelta: la contrarietà al progetto del ponte sullo Stretto.

Tra i punti programmatici, oltre alla riqualificazione urbana e sociale, spicca l’impegno a fare chiarezza sui conti dell’ente: nei primi cento giorni è prevista una verifica approfondita dei bilanci comunali, definita come una vera e propria “operazione verità”.

La squadra è composta dall’avvocato Vincenzo La Cava, unico esponente con un profilo politico, affiancato da professionisti e accademici: la dirigente scolastica Domizia Arrigo, l’esperto ambientale Salvatore Maressa, il creativo pubblicitario Gianfranco Moraci, l’operatore sportivo Giovanni Benanti e i docenti universitari Giuseppe Ingrao, Anna Maria Passaseo e Daniela Rupo.

Già definite le deleghe.

A Daniela Rupo andranno Bilancio, sviluppo economico e politiche europee; Giuseppe Ingrao si occuperà di tributi, legalità e trasparenza; Domizia Arrigo seguirà istruzione e servizi educativi; Anna Maria Passaseo sarà responsabile di welfare e politiche sociali; Giovanni Benanti guiderà sport e politiche giovanili; Vincenzo La Cava avrà competenze su patrimonio e risanamento urbano; Salvatore Maressa curerà ambiente e transizione ecologica; Gianfranco Moraci sarà incaricato di eventi e cultura, con un ruolo anche legato alla gestione della vita notturna cittadina.

Moraci, forte dell’esperienza con la Giunta Providenti e l’organizzazione delle Universiadi nel 1997, ha anticipato l’intenzione di imprimere una svolta alle politiche culturali, puntando sulla valorizzazione delle realtà associative locali e sull’attrazione di grandi eventi internazionali, con l’obiettivo di riportare Messina al centro dei circuiti culturali da cui, negli ultimi anni, è rimasta ai margini.