Una doppia forte scossa di terremoto ha interessato nella notte del 2 giugno il Tirreno cosentino. Il primo evento, di magnitudo 6.2, è stato registrato alle 00:12 con epicentro a circa 19 chilometri da Paola. Un minuto dopo, alle 00:13, una seconda scossa di magnitudo 5.6 ha avuto epicentro a circa 30 chilometri da Amantea.
Il terremoto è stato avvertito distintamente in gran parte dell’Italia meridionale, dalla Calabria alla Sicilia, fino alla Puglia e alla Campania. Numerose segnalazioni sono giunte da Messina, Palermo, Bari e dall’area di Napoli. Al momento non risultano danni a persone o cose.
L’aspetto più interessante dal punto di vista geologico riguarda la profondità dell’ipocentro, localizzato a circa 250 chilometri sotto la superficie terrestre. A questa profondità ci troviamo nel mantello superiore, all’interno di una regione che gli studiosi identificano come astenosfera.
Secondo l’interpretazione geologica più accreditata, il sisma è collegato alla complessa dinamica di subduzione che caratterizza l’Arco Calabro. In questa zona una parte dell’antica litosfera ionica continua a immergersi verso le profondità terrestri, formando una vera e propria lastra fredda che penetra nel mantello superiore. Durante questa lenta discesa, la placca è sottoposta a enormi pressioni e temperature che possono provocare fratture interne, trasformazioni mineralogiche e improvvisi rilasci di energia sismica.
La notevole profondità spiega perché il terremoto sia stato percepito su un’area così vasta pur senza provocare, almeno finora, danni significativi.
La Calabria rappresenta una delle aree geologicamente più particolari del Mediterraneo, essendo tra le poche regioni europee dove si registrano terremoti intermedi e profondi associati a una zona di subduzione ancora attiva.
La doppia scossa registrata nella notte del 2 giugno sembra dunque inserirsi nel quadro della dinamica profonda che da milioni di anni modella il sistema geologico dell’Italia meridionale e del Mar Tirreno. Un fenomeno che testimonia come, sotto la Calabria, continui a operare uno dei più importanti processi geodinamici dell’intero bacino mediterraneo: la lenta ma incessante discesa della placca ionica nelle profondità del mantello terrestre.
