L’analisi di NewsGuard segnala una crescita record delle “content farm” alimentate dall’intelligenza artificiale. Sempre più frequenti i casi di disinformazione e la concorrenza ai danni dell’editoria tradizionale.
L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il modo in cui le informazioni vengono prodotte e distribuite sul web. Ma accanto alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie cresce anche un fenomeno che preoccupa il mondo dell’informazione: la proliferazione di siti che pubblicano contenuti generati dall’IA senza dichiararlo ai lettori e senza adeguati controlli editoriali.
A fotografare le dimensioni del fenomeno è l’ultima analisi di NewsGuard, società specializzata nel monitoraggio della disinformazione online. Secondo i dati raccolti, nel mondo sono ormai 3.859 le cosiddette AI content farm, piattaforme che producono una parte consistente dei propri contenuti attraverso sistemi di intelligenza artificiale, spesso senza una supervisione editoriale adeguata.
Il dato assume proporzioni ancora più significative se confrontato con quello di appena due anni fa. Nel 2024 i siti individuati erano circa 700: in poco tempo il loro numero è quindi aumentato di oltre cinque volte.
Le piattaforme monitorate operano complessivamente in 30 lingue. A dominare è l’inglese, che rappresenta il 55% del totale. Ma anche l’Italia occupa una posizione particolarmente rilevante: i domini italiani costituiscono circa il 10% delle piattaforme censite, una quota analoga a quella della Francia e seconda soltanto a quella dei siti in lingua inglese. Seguono i portali in lingua tedesca, con il 4%.
Informazione senza trasparenza
Il problema non riguarda soltanto la quantità dei contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale, ma soprattutto le modalità con cui questi vengono messi in circolazione.
Secondo NewsGuard, le piattaforme individuate presentano caratteristiche ricorrenti: articoli realizzati dall’IA senza una chiara informazione ai lettori, controlli editoriali limitati o del tutto assenti e, in diversi casi, contenuti caratterizzati da informazioni inesatte o apertamente false.
Il rischio è quello di trasformare la velocità e il basso costo della produzione automatizzata in una macchina capace di generare grandi quantità di contenuti senza le verifiche normalmente richieste al giornalismo professionale.
Tra gli episodi citati nell’analisi figurano una falsa notizia secondo cui Coca-Cola avrebbe ritirato la sponsorizzazione del Super Bowl a causa della presenza dell’artista Bad Bunny e quella relativa al presunto suicidio dello psichiatra del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Entrambe le informazioni sono risultate prive di fondamento.
Sono esempi che mostrano come un contenuto prodotto automaticamente, se non sottoposto a un adeguato controllo umano, possa trasformare un errore o una notizia inventata in un’informazione apparentemente credibile e potenzialmente capace di raggiungere un vasto pubblico.
La concorrenza sul mercato pubblicitario
La crescita delle AI content farm solleva però anche una questione economica che riguarda direttamente il futuro dell’editoria.
I siti che producono contenuti automaticamente possono infatti generare grandi quantità di pagine a costi estremamente ridotti, attirando traffico e, di conseguenza, investimenti pubblicitari. Un meccanismo che rischia di sottrarre risorse ai media professionali, già alle prese con la crisi dei modelli tradizionali di finanziamento dell’informazione.
Il problema, quindi, non è soltanto la possibile diffusione di notizie false, ma anche la crescente competizione tra chi sostiene i costi di una redazione giornalistica e chi può produrre migliaia di contenuti attraverso sistemi automatizzati.
«I finti siti di notizie generati dall’IA continuano a proliferare a ritmi allarmanti», osserva Dimitris Dimitriadis, direttore Ricerca e Sviluppo di NewsGuard. Secondo il ricercatore, queste piattaforme «inquinano l’ecosistema informativo con affermazioni false e propaganda» e sottraggono inoltre entrate pubblicitarie ai media che operano secondo criteri giornalistici tradizionali.
Il caso italiano
La questione è ormai entrata anche nel dibattito italiano. Nei giorni scorsi il sottosegretario con delega all’Editoria Alberto Barachini, insieme alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha avviato iniziative nei confronti della testata WeNews, realizzata interamente attraverso contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Il caso italiano si inserisce in un fenomeno globale che pone interrogativi sempre più urgenti sulla distinzione tra informazione professionale e contenuti automatizzati.
L’IA, del resto, non è necessariamente il problema. Le stesse tecnologie possono rappresentare strumenti preziosi per le redazioni, dalla ricerca e organizzazione delle informazioni fino all’analisi dei dati e al supporto nella produzione dei contenuti. La questione centrale diventa quindi come e con quali garanzie vengono utilizzate.
La crescita delle AI content farm rende così sempre più importante la trasparenza nei confronti dei lettori, la verifica delle informazioni e la responsabilità editoriale. In un ecosistema digitale nel quale la quantità dei contenuti cresce a una velocità senza precedenti, il valore del giornalismo professionale potrebbe dipendere sempre più dalla capacità di garantire ciò che un sistema automatico, da solo, non può assicurare: verifica, responsabilità, contesto e affidabilità.
