Una giornata scandita dalle scosse di terremoto, dall’apprensione della popolazione e dalla mobilitazione della Protezione civile. È quella vissuta ieri, venerdì 23 ottobre lungo la costa settentrionale della Sicilia e nell’arcipelago delle Eolie, dove una prolungata sequenza sismica nel Tirreno meridionale ha riportato, al centro dell’attenzione, la fragilità geologica di un territorio storicamente esposto al rischio terremoti.
La scossa più intensa è stata registrata alle 12:19:15, quando i sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno rilevato un terremoto di magnitudo momento Mw 5.5, con epicentro in mare, circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, ed ipocentro a una profondità di circa 9 chilometri. Un movimento tellurico avvertito da Palermo alla provincia di Messina, che ha spinto molti cittadini ad abbandonare precauzionalmente abitazioni, uffici e luoghi di lavoro.
Ma il terremoto delle 12:19 non è stato un episodio isolato.
L’attività sismica nell’area era iniziata già nella notte del 20 ottobre, con una serie di terremoti di intensità variabile localizzati nel settore meridionale del Mar Tirreno.

Nella mattinata di venerdì 23 ottobre si erano registrate diverse scosse, tra cui una di magnitudo 3.9 alle 10:02 ed una di magnitudo 4.3 alle 11:51, seguita, pochi minuti dopo, da un ulteriore evento di magnitudo 3.6. Alle 12:19 è arrivata la scossa principale, di magnitudo Mw 5.5. Appena cinque minuti più tardi, alle 12:24, un altro terremoto di magnitudo 4.0 ha interessato lo stesso settore marino. La terra ha continuato a tremare anche nelle ore successive, con numerose repliche di magnitudo compresa prevalentemente tra 2 e 4. Particolarmente significativa la nuova scossa delle 15:55, alla quale il catalogo INGV attribuisce una magnitudo momento Mw 5.0, confermando la persistenza di un’attività sismica di rilievo. Nel tardo pomeriggio, alle 17:32, è stato registrato un’ulteriore terremoto di magnitudo locale 4.1, ad una profondità di circa 7 chilometri. Secondo le comunicazioni diffuse dalla Protezione civile regionale, già nel corso della giornata erano state registrate oltre quaranta scosse. Un bilancio destinato a essere aggiornato alla luce degli eventi successivi e delle verifiche dei sismologi. Il terremoto principale ha determinato l’attivazione del sistema nazionale di allertamento per i maremoti generati da sisma, con la diramazione di un’allerta arancione per le coste esposte. La misura, prevista dai protocolli di sicurezza, ha comportato un’immediata intensificazione delle attività di monitoraggio e coordinamento. L’allerta è stata, successivamente, revocata dopo le verifiche effettuate, che non hanno evidenziato variazioni del livello del mare riconducibili a un maremoto. In serata, la Protezione civile regionale, diretta da Salvo Cocina, ha disposto la pronta operatività delle strutture territoriali, mantenendo il raccordo con le Prefetture di Messina e Palermo e con le amministrazioni comunali interessate. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha seguito l’evoluzione della situazione attraverso i continui contatti con la struttura regionale di Protezione civile e l’attivazione dei COC, Centri operativi comunali. La Protezione civile regionale ha invitato le amministrazioni locali a procedere con controlli precauzionali sugli edifici pubblici e sulle infrastrutture maggiormente esposte, prestando particolare attenzione a scuole, ospedali e strutture vulnerabili.
Sul fronte delle conseguenze materiali, il primo bilancio appare fortunatamente contenuto. Le comunicazioni disponibili non segnalano danni diffusi ad edifici o infrastrutture, né conseguenze per le persone. Sono stati, tuttavia, segnalati crolli di porzioni di costoni rocciosi ad Alicudi e Filicudi, le due isole più occidentali dell’arcipelago eoliano, situate in prossimità dell’area epicentrale. Si tratta di episodi che richiedono particolare attenzione, considerate le caratteristiche morfologiche delle isole, contraddistinte da versanti ripidi e pareti rocciose. Le verifiche delle autorità competenti serviranno a definire l’esatta estensione dei distacchi e l’eventuale necessità di ulteriori interventi di messa in sicurezza.
L’INGV ricorda che nella stessa area si sono verificati in passato terremoti importanti. Tra questi quello del 28 maggio 1980, di magnitudo Mw 5.7, che provocò danni sull’isola di Alicudi. Più recentemente, nel marzo 2026, un’altra sequenza sismica aveva interessato un settore marino situato a ovest dell’isola, con oltre cinquanta terremoti localizzati. La presenza di precedenti storici non consente, tuttavia, di prevedere l’evoluzione della sequenza attuale e gli studiosi dell’IGV restano all’erta per ogni valutazioni del caso.
