Un romanzo che attraversa fragilità, inquietudini e zone d’ombra dell’animo umano, mettendo in scena personaggi apparentemente diversi ma accomunati da ferite che chiedono di essere riconosciute.

È Il prodigio di Fabrizio Sinisi, protagonista della serata di Naxoslegge dedicata alla consegna del Premio “Intersezioni”, nell’ambito della XVI edizione della manifestazione, quest’anno dedicata al tema “Mythos. La sfida del pensiero mitico”.

L’incontro, ospitato il 13 settembre al Museo del Parco Archeologico di Naxos, è stato diretto dall’assessore Fulvia Toscano ed ha rappresentato un momento di incontro fra la cultura italiana e quella greca, un rapporto che costituisce uno degli elementi caratterizzanti dello stesso Premio Intersezioni. A sottolinearlo, nel suo intervento da Atene, è stato Francesco Neri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale greca. Neri ha ricordato la cerimonia che aveva già visto protagonisti ad Atene gli autori premiati, esprimendo soddisfazione per la consegna materiale del riconoscimento a Sinisi. Un’occasione per ribadire la profondità del rapporto culturale fra Italia e Grecia, nonché il forte interesse che la letteratura italiana continua a suscitare nel pubblico greco. Un legame che il Premio vuole rafforzare anche attraverso la traduzione e la diffusione delle opere vincitrici all’estero.

 Il profilo letterario di Fabrizio Sinisi è stato, invece, al centro dell’intervento del prof. Dario Tomasello, che ne ha ripercorso la formazione ed il percorso artistico dell’autore, partendo dalla sua identità di drammaturgo. Una definizione che, nel caso di Sinisi, assume un significato particolarmente ampio: il drammaturgo non è soltanto l’autore di un testo destinato alla scena, ma una figura di mediazione tra parola, attori, regia e costruzione teatrale. Tomasello ha richiamato l’esperienza maturata da Sinisi nell’ambito della Compagnia Lombardi-Tiezzi, evidenziando, soprattutto, la centralità che la parola ha sempre assunto nel suo lavoro. Una ricerca linguistica e formale che non viene meno nel passaggio dal teatro alla narrativa. Al contrario, proprio ne “Il prodigio” si può avvertire la continuità con la formazione drammaturgica dello scrittore: nella costruzione delle voci, nel ritmo della narrazione e nella capacità di mettere i personaggi di fronte alle proprie contraddizioni. Ed è proprio nei personaggi che si trova una delle chiavi più profonde del romanzo. Al centro della storia ci sono don Luca, un sacerdote segnato anch’egli da inquietudini ed interrogativi interiori; Marta, una giovane alle prese con numerose forme di disagio; e Laura, la perpetua che porta con sé una ferita nascosta. Nessuno dei tre è immune da fragilità. Ognuno custodisce qualcosa che, nel corso della narrazione, affiora lentamente, rompendo la superficie dell’apparente normalità. Particolarmente significativa è la scena del confessionale, che diventa quasi uno spazio simbolico dell’intero romanzo. Non soltanto il luogo nel quale vengono confessate colpe o debolezze, ma quello nel quale gli individui possono finalmente abbandonare le maschere. Qui emergono le fragilità, le paure e le contraddizioni, ma anche quel lato oscuro che spesso si tenta di nascondere agli altri e, talvolta, persino a se stessi. È forse in questa dimensione che Il prodigio assume anche un significato fortemente contemporaneo. Il romanzo sembra, infatti, intercettare una società nella quale le ferite interiori sono diventate sempre più visibili. Soprattutto dopo la pandemia, solitudini, disagi, paure e difficoltà relazionali sembrano essere emersi con maggiore evidenza, facendo venire alla luce fratture che per lungo tempo erano rimaste sommerse. Sinisi non costruisce, però, personaggi da osservare dall’esterno o da giudicare. Li conduce, piuttosto, nel punto in cui le loro certezze iniziano a incrinarsi. Ed è proprio questa esposizione della fragilità a rendere il romanzo uno specchio nel quale il lettore può riconoscere qualcosa della propria epoca. La premiazione di Naxoslegge è diventata, così, non soltanto la celebrazione di un’opera e del percorso del suo autore, ma anche l’occasione per interrogarsi su ciò che la letteratura riesce ancora a fare: dare voce a ciò che rimane nascosto, attraversare le contraddizioni dell’essere umano e trasformare il disagio individuale in una domanda collettiva.

In un luogo come Naxos, dove il rapporto con il mondo greco appartiene alla storia stessa del territorio, il Premio Intersezioni ha aggiunto un ulteriore tassello a quel dialogo fra culture, linguaggi e sensibilità che continua a trovare nella parola il proprio punto d’incontro.