Domenica 6 luglio la Tenuta Rasocolmo ha dato il via ufficiale al Summer Fest 2025 proponendo la presentazione della mostra intitolata FLAGS (siamo semi), firmata dall’artista fotografa Roberta Guarnera e curata da Mariateresa Zagone.
Tre bandiere e tre fotografie nelle quali a far da padroni sono i semi, un richiamo alle radici, alla vita che sempre muta e mai si ferma, esattamente come gli esseri umani che, da sempre, si spostano per necessità, per cambiare in meglio la loro vita. La mostra ha lo scopo di ricordarci che i confini sono solo disgiunzioni create ad hoc da coloro i quali vedono nell’altro un nemico, un diverso, dimenticando che la migrazione è parte della nostra esistenza, della nostra resistenza all’uguale.

Mariateresa Zagone ha commentato così la mostra: “L’opera multipla è immaginata come un insieme di bandiere che assecondano il vento, visibili anche a distanza, che raccontano, senza narrazione, di persone in movimento, di confini geografici che si ridefiniscono e che si annullano offrendo nuove prospettive e relazioni in un parallelismo con le piante ed i semi.
La fotografa messinese tocca così le corde di un lirismo intenso pronto ad interrogarci, che esula dalla descrittività e che apre possibilità, amplia l’accesso alle svariate forme del sensibile e permette un dialogo innovativo nella dinamica forma/contenuto.
I semi, impressi con tecnica cianotipica, fotografati o incrostati con gesso, simbolo di nutrimento e di libertà, sono l’emblema inconsueto dei drappi di vita senza “Patrie”, le bandiere, appunto. E basta soltanto riflettere sul fatto che solo il 14% delle circa 3200 specie di piante della nostra isola sono endemiche, mentre tutte le altre hanno relazioni fitogeografiche con le parti più disparate del mondo, dal nord Africa, all’oriente medio ed estremo, dalla zona alpina a quella euroasiatica, per riflettere sul fatto che la natura non costruisce barriere.
FLAGS (siamo semi) unisce in un concept potente l’idea della migrazione come fondamento di ogni specie per la sopravvivenza alla necessità di riannodare i fili che legano l’uomo alla natura come fonte di nutrimento”.
