Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 riguarda la Legge Nordio.
La riforma modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi: 

  • l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati
  • l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”
  • la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM)

5 motivi per dire NO

  • La riforma minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, alterando profondamente l’equilibrio, disegnato dalla Costituzione, tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento)
  • La riforma non agisce sui problemi reali della giustizia che gravano sui cittadini, quali tempi molto lunghi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complesso. D’altro canto, sostituendo il CSM unico con tre organismi indipendenti porterebbe a un triplicamento dei costi e una dispersione di risorse  
  • La riforma, separando le carriere di giudici e pubblici ministeri (che attualmente condividono formazione, carriera e cultura giurisdizionale) potrebbe trasformare il pm in una “parte speculare” alla difesa che non si concentra sulla ricerca della verità ma solo sull’ottenimento di una condanna, aumentando così la vulnerabilità dei cittadini che non possiedono sufficienti mezzi per difendersi
  • La riforma è stata approvata con una procedura affrettata e “chiusa”, senza una larga condivisione da parte del Parlamento
  • Le dichiarazioni del governo di attacco alla magistratura e insofferenza verso il controllo di legalità confermano i timori che la riforma possa ridurre il controllo della magistratura sul potere esecutivo. L’indipendenza dei giudici è invece essenziale affinché il potere giudiziario possa limitare e controllare quello esecutivo, per garantire che la legge sia uguale per tutti e proteggere i cittadini. Un principio cardine delle democrazie liberali che viene messo a rischio.