Il calcio italiano perde una delle sue figure più amate e autentiche. È morto Igor Protti, attaccante simbolo di un’epoca e bandiera di città che hanno fatto della passione popolare la propria identità sportiva. Aveva saputo conquistare tifosi e avversari non solo per i gol segnati, ma soprattutto per il carattere, l’umiltà e il profondo legame con le maglie che aveva indossato.

Nato a Rimini il 24 settembre 1967, Protti costruì la propria carriera lontano dai riflettori dei grandi club, trasformando il sacrificio in un marchio di fabbrica. La sua storia è quella di un calciatore capace di arrivare ai massimi livelli attraverso il lavoro quotidiano e una straordinaria determinazione.

Ha militato con la maglia del Messina dal 1989 al 1992.

Indimenticabile la stagione 1995-96 con il Bari, quando si laureò capocannoniere della Serie A in una squadra destinata alla retrocessione, impresa che ancora oggi resta tra le più sorprendenti della storia del campionato italiano. Ma il suo nome è legato soprattutto al Livorno, città che lo adottò come figlio sportivo e di cui divenne simbolo. Con la maglia amaranto guidò la risalita del club fino alla Serie A, diventando il capitano e il punto di riferimento di un’intera generazione di tifosi.

Protti è stato l’unico calciatore capace di vincere la classifica marcatori nelle tre principali categorie professionistiche italiane, un primato che racconta meglio di qualsiasi statistica il suo valore e la sua continuità.

Negli ultimi anni aveva affrontato con coraggio una difficile battaglia contro la malattia, condividendo con sincerità le proprie speranze e le proprie paure. Anche nei momenti più complicati aveva continuato a trasmettere un messaggio di forza e gratitudine, ricevendo l’affetto del mondo del calcio e di migliaia di tifosi.

Con la sua scomparsa se ne va molto più di un grande attaccante. Se ne va un uomo che ha incarnato un’idea romantica dello sport, fatta di appartenenza, sacrificio e rispetto. Le sue reti resteranno negli archivi, ma il ricordo più vivo sarà quello di un campione capace di entrare nel cuore della gente.

Il calcio italiano saluta oggi uno dei suoi protagonisti più autentici.