L’Etna torna a farsi sentire e, ancora una volta, a pagarne le conseguenze sono migliaia di siciliani e turisti che, in queste ore, stanno facendo i conti con voli cancellati, dirottati e riprogrammati. L’attività eruttiva del vulcano e le condizioni dei venti hanno, infatti, determinato la chiusura dei settori C1 e B3 dello spazio aereo, con la sospensione degli arrivi e delle partenze dall’aeroporto di Catania fino alle ore 11 di oggi, 12 agosto.

Nella serata di ieri anche Comiso ha registrato molte cancellazioni con passeggeri dirottati a Trapani e Palermo. Una situazione tutt’altro che nuova per Fontanarossa, ed è proprio qui che l’emergenza di queste ore dovrebbe imporre una riflessione che vada oltre la gestione contingente dei voli cancellati. Può una regione di cinque milioni di abitanti, meta, ogni anno di milioni di turisti, continuare a dipendere, in maniera così rilevante, da pochi grandi scali, senza costruire una vera rete aeroportuale integrata capace di intervenire quando uno dei suoi principali nodi entra in difficoltà?
Una prima risposta dovrebbe arrivare dall’Aeroporto dello Stretto. Reggio Calabria, per la sua posizione geografica, non può essere considerata esclusivamente come infrastruttura al servizio della città calabrese.
È potenzialmente uno degli aeroporti di riferimento dell’intera area dello Stretto e, quindi, anche della provincia di Messina. Il suo potenziamento, accompagnato da collegamenti marittimi rapidi, frequenti e coordinati con gli orari dei voli, consentirebbe di offrire ai messinesi una reale alternativa a Catania. Fino a qualche mese fa, una navetta collegava i pendolari degli aliscafi all’aeroporto, ma il servizio era troppo utile (!) e si è preferito eliminarlo. Potenziare Reggio non significa mettere gli aeroporti in concorrenza tra loro. Al contrario: significa ragionare, finalmente, in termini di sistema aeroportuale dello Stretto e della Sicilia orientale, nel quale, ogni infrastruttura, possa contribuire ad assorbire traffico e garantire continuità nei collegamenti, quando eventi eccezionali rendono problematica l’operatività di un altro scalo.
Ma per la provincia di Messina rimane aperta una questione ancora più importante: quanti anni devono ancora passare per capire se è conveniente e fattibile l’aeroporto del Mela?
Dell’Aeroporto della Valle del Mela si parla ormai da decenni. Proprio qualche mese fa la Sciara Holding LTD & Partners ha annunciato il deposito della documentazione tecnica e amministrativa necessaria all’avvio dell’iter istruttorio del project financing per un aeroporto da realizzare tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto.
Il progetto presentato prevede un investimento privato indicato in circa 1,65 miliardi di euro e una pista di quattro chilometri. Ma la situazione creatasi in questi giorni obbliga i cittadini a dire basta ai convegni, alle dichiarazioni d’intenti dei politici di turno.
Bisogna uscire dall’ambiguità dei proclami e dire concretamente se l’aeroporto del Mela sia realmente realizzabile e sostenibile e, in caso affermativo, accompagnarne concretamente l’iter autorizzativo.
Se, invece, come temiamo, esistono ostacoli insuperabili, le istituzioni hanno il dovere di dirlo chiaramente.
Quello che un territorio non può più permettersi è rimanere per altri vent’anni sospeso tra un progetto annunciato ed un progetto mai realizzato, mentre i turisti sono costretti a dormire, a Catania, in aeroporto, bloccati dalla cenere dell’Etna. L’aeroporto del Mela potrebbe servire Messina e la fascia tirrenica, avvicinare le Eolie ai grandi mercati turistici nazionali e internazionali, creare nuove opportunità per le imprese e, soprattutto, contribuire a costruire quella rete alternativa di collegamenti della quale, oggi, si avverte, ancora una volta, la necessità, dando una possibilità di crescita turistica collettiva.
La speranza è che la “passione” vissuta in questi giorni a Fontanarossa dia l’input decisivo al miglioramento del sistema aeroportuale siciliano e dello stretto.
